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Bonifici ai figli in difficoltà economica: attenzione alla causale per evitare accertamenti fiscali

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Nella prassi quotidiana, è frequente che un genitore decida di sostenere economicamente un figlio che attraversa un periodo di difficoltà, anche tramite semplici bonifici bancari. Tuttavia, ciò che potrebbe sembrare un gesto familiare naturale e in buona fede, può assumere rilievo sul piano tributario, in particolare in sede di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

 

È quindi fondamentale prestare attenzione alla causale del bonifico e, in generale, alla tracciabilità e alla coerenza del sostegno economico erogato.La posizione dell’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenzaL’Amministrazione finanziaria può presumere che le somme che affluiscono su un conto corrente rappresentino redditi imponibili in assenza di una giustificazione valida. In tal senso, la recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 16850 del 19 giugno 2024 ha ribadito la legittimità degli accertamenti fondati su movimentazioni bancarie non adeguatamente giustificate.

 

È quindi opportuno che ogni trasferimento di denaro tra genitore e figlio, se ricorrente o di importo rilevante, venga accompagnato da una causale chiara e veritiera, che ne indichi lo scopo e la natura. In mancanza di ciò, l’Agenzia potrebbe considerare tali somme come “entrate non dichiarate”, con le conseguenze sanzionatorie del caso.La causale: perché è importante e cosa indicareLa causale non è solo un elemento formale: rappresenta un mezzo di prova documentale che, in caso di accertamento, può dimostrare la natura non reddituale del trasferimento.Nel caso di un aiuto per esigenze abitative, la causale potrebbe essere formulata come segue:“Sostegno familiare per pagamento affitto mese di marzo 2025 – figlio in difficoltà economica”Oppure, in caso di spese mediche:“Contributo familiare per spese sanitarie straordinarie – figlio”La descrizione dovrebbe sempre essere specifica, coerente con la reale finalità del bonifico e possibilmente supportata da eventuali documenti (contratti, fatture, certificazioni sanitarie, ecc.) che ne confermino la destinazione.Quando si configura una donazioneDal punto di vista civilistico e fiscale, non tutti i trasferimenti di denaro tra familiari costituiscono donazione. Tuttavia, in caso di elargizioni liberali non collegate a obbligazioni familiari o morali, si potrebbe rientrare nell’ambito della donazione indiretta, la quale, oltre certe soglie, può dar luogo a obblighi dichiarativi e, in alcuni casi, all’applicazione dell’imposta di donazione.In ogni caso, la forma scritta e la tracciabilità bancaria aiutano a definire il perimetro civilistico e tributario dell’operazione, anche al fine di scongiurare future contestazioni da parte dell’Agenzia.

Suggerimenti operativi per tutelarsi :

1 – Inserire sempre una causale precisa e veritiera nel bonifico.

2 – Evitare causali generiche quali “prestito” o “versamento”, che potrebbero essere oggetto di contestazione.

3 – Conservare la documentazione che attesti la finalità dell’aiuto (canoni, spese mediche, ecc.).

4 – In caso di donazioni rilevanti o ricorrenti, valutare l’opportunità di formalizzare l’atto tramite scrittura privata o, se necessario, atto pubblico.

In caso di prestiti, è opportuno predisporre un contratto scritto che specifichi durata, importo e condizioni di restituzione.

Conclusioni :

L’aiuto economico a un figlio in difficoltà è un gesto di responsabilità e solidarietà familiare, ma deve essere gestito con consapevolezza anche dal punto di vista tributario. Il consiglio è quello di non trascurare la forma e la chiarezza documentale, così da evitare interpretazioni pregiudizievoli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

 

 

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